Visualizzazione post con etichetta BioMed. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta BioMed. Mostra tutti i post

mercoledì 16 giugno 2010

Come fa ad essere ancora vivo???

Tutti i segreti del Dna di Ozzy Osbourne

Dopo decadi di alcol e droghe è sempre vivo e cosciente. Come ha fatto? Risultati tra tre mesi

MILANO – Ha 61 anni e nonostante la vita sregolata è ancora in piedi e tutto sommato in buona salute. È Ozzy Osbourne, icona di genio e sregolatezza e trash nella musica americana, ex cantante dei Black Sabbath, protagonista di una lunga serie di real tv in cui ha messo a nudo la vita sua e della sua famiglia, che più volte ha ammesso di aver fatto uso di alcol e droghe per oltre 40 anni, ovvero per due terzi della sua esistenza. Per carpire il segreto della sua forma fisica alcuni ricercatori hanno deciso di mappare completamente il suo DNA e comprendere così in che modo per esempio il suo corpo ha assorbito, negli anni, le droghe consumate. Non che Ozzy sia il solo re del rock ancora vivo ad aver fatto della dipendenza la sua bandiera: accanto a lui anche altre star più o meno sue coetanee come Iggy Pop e Keith Richards mostrano fisici ancora in salute, nonostante gli stravizi passati.

MAPPE PERSONALI – La mappatura del DNA, la cui scoperta compie proprio quest’anno i suoi primi dieci anni, è lavoro lungo e costoso. Dal prelievo di sangue iniziale passeranno infatti tre mesi prima di conoscere i segreti del fisico di Ozzy Osbourne, e il costo totale dell’analisi compiuta dallasocietà americana Knome sarà di 27mila sterline (oltre 32mila euro), motivo per cui sono poche persone al mondo a potersi permettere un’analisi così approfondita della propria persona, che aiuta a comprendere la predisposizione alle malattie genetiche, ma anche semplicemente il rischio di essere portatori sani di patologie comuni. Vi sono diverse società che propongono una sorta di scheda-identikit del Dna anche con alcune centinaia di euro: è il caso per esempio di 23andMe, famosa già 10 anni fa per i suoi legami con i fondatori di Google, che offre il servizio a circa 400 dollari.

giovedì 20 maggio 2010

Ecco l'inizio della «vita artificiale» Costruita la prima cellula


È stata costruita in laboratorio la prima cellula artificiale, controllata da un Dna sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente. Il risultato, pubblicato su Science, è stato ottenuto negli Stati Uniti, nell'istituto di Craig Venter. Si tratta di una svolta epocale nella ricerca.

BATTERI SALVA-AMBIENTE - Con questo nuovo passo il traguardo della vita artificiale è ormai più vicino che mai e si comincia a intravedere la realizzazione di uno dei sogni di Venter: costruire batteri salva-ambiente con un Dna programmato per produrre biocarburanti o per pulire acque e terreni contaminati. Dopo avere ottenuto il primo cromosoma artificiale, la sfida è riuscire ad attivarlo, aveva detto Venter appena due anni fa. Adesso ha raggiunto il suo obiettivo e lo ha fatto unendo, come tessere di un puzzle, i risultati ottenuti negli ultimi cinque anni. Il primo passo, nel 2007, era stato la costruzione di un Dna sintetico; quindi nel 2009 sempre il gruppo di Venter ha eseguito il primo trapianto di genoma da un batterio a un altro. Adesso è ancora lo stesso gruppo, coordinato da Daniel Gibson, ad aver combinato i due risultati e aver assemblato la prima cellula sintetica.

«COMINCIA L'ERA POST-GENOMICA» - «Si tratta di un traguardo fondamentale dell'ingegneria genetica, non solo per possibili risvolti applicativi, ma anche perché segna la tappa iniziale dell'era post-genomica» commenta il genetista Giuseppe Novelli, preside della facoltà di Medicina dell'Università di Tor Vergata di Roma. «Di fatto Venter ha creato qualcosa che prima non c'era, un batterio prima inesistente, perché il genoma artificiale che ha costruito con una macchina in laboratorio contiene dei pezzetti di Dna che non esistono nel genoma del batterio presente in natura». Venter ha fatto tutto con una macchina, spiega ancora Novelli. «Prima ha letto la sequenza genomica del batterio in un database genetico, poi con un macchinario ha ricostruito chimicamente il genoma, aggiungendovi però nuove sequenze. Ha fatto pezzetti, ciascuno di 10 mila lettere di codice, poi li ha assemblati insieme fino a creare un genoma di oltre un milione di paia di basi. Poi ha inserito il genoma artificiale in un batterio svuotato del suo Dna e ha costruito una nuova forma di vita che funziona e si riproduce. La cellula così creata, infatti, prima non esisteva, e il suo genoma porta i segni distintivi della sua differenza dal batterio esistente in natura». «In futuro - conclude Novelli - si potranno creare nuove forme di vita capaci di produrre farmaci o di aiutarci contro l'inquinamento, per esempio batteri mangia-petrolio». (Fonte: agenzia Ansa)

Da Corriere.it

venerdì 6 febbraio 2009

Prime simulazioni di motore batterico

Probabilmente nessuno se lo ricorderà; ma avevamo già parlato di micromotori azionati a batteri... ecco, quel che segue solo per tenervi aggiornati.

Alcuni anni fa una sperimentazione giapponese che ha stimolato un'intensa attività di ricerca a riguardo dei nanomotori e ha dimostrato la fattibilità dell'utilizzo di batteri secondo uno schema che ora propongono di sfruttare un gruppo di ricercatori dell'INFM-CNR, come esprimono sulle pagine della rivista "Physical Review Letters". I nanomotori sono dispositivi di dimensioni molecolari che dovrebbero spingere i microdispositivi medicali. Il loro problema è la ricerca di una fonte di energia con cui alimentarsi. Per realizzare un "motore batterico" occorrono un tipo di microrganismo adatto immerso in una soluzione e particolari micro ingranaggi che possano essere messi in moto dai batteri stessi. Luca Angelani, del laboratorio SMC di INFM-CNR, e Roberto di Leonardo e Giancarlo Ruocco, del laboratorio SOFT di INFM-CNR propongono di utilizzare microingranaggi dalla forma di stella asimmetrica, che sarebbero posti in rotazione a velocità costante dal movimento casuale dei batteri nella soluzione. I ricercatori italiani hanno sviluppato una simulazione nella quale la velocità raggiunta con una soluzione di batteri della specie Escherichia coli è di 2 giri al minuto. E quando si considerano i batteri contenuti in un metro cubo di soluzione, l'energia sviluppata è sufficiente ad alimentare una lampadina. da MolecularLab.it

sabato 6 dicembre 2008

Morto l'uomo che non poteva ricordare

E' morto nel Connecticut a 82 anni Henry Gustav Molaison. Era conosciuto dai neurologi di tutto il mondo, ma solo con le sue iniziali. «H.M» è infatti considerato il più importante paziente della storia della neurologia. Henry, come ricorda il New York Times riportando la notizia, sapeva come si chiamava, sapeva che la sua famiglia veniva dalla zona di Los Angeles, era al corrente del crack del 1929 e della Seconda Guerra Mondiale. Ma dal 1953 , per ben 55 anni, ha vissuto ogni giorno come fosse «nuovo», perchè da allora non è stato più in grado di costruire memorie recenti e di accumulare esperienze.

L'episodio che ha cambiato per sempre la sua vita fu un intervento chirurgico al cervello cui si sottopose per cercare di curare attacchi epilettici che erano diventati insostenibili per frequenze e gravita Gli attacchi erano cominciati dopo una caduta in bicicletta con conseguente trauma cranico. I medici, dopo aver tentato tutte le terapie decisero di asportargli una piccola porzione di tessuto nervoso ritenuta l'origine delle «scariche» . Il problema è che in quegli anni gli specialisti non disponevano di Tac, risonanze magnetiche o altri strumento per «guardare» dentro il cervello e tantomeno sapevano della «distribuzione» delle varie funzioni nelle diverse aree cerebrali. La memoria, per esempio, era ritenuta una funzione diffusamente distribuita a tutto il cervello. Dopo l'intervento cominciarono consulti con specialisti fatti arrivare anche da oltre confine per studiare il caso. Dall'età di 27 anni «H.M». ha sostanzialmente vissuto ogni giorno come un caso clinico, e ogni giorno gli specialisti , sottoponendolo a innumerevoli test, hanno dovuto «ricominciare daccapo» insieme a lui.
Qui il link per leggere l'intero articolo.

Via Corriere.it

sabato 11 ottobre 2008

Se il fisioterapista è un robot

Si deve al Politecnico di Milano il sistema che riconosce gli stati d’animo e reagisce di conseguenza, pensato per la riabilitazione di persone con problemi motori 

È tutta italiana la nuova conquista nel campo dell’intelligenza artificiale: un robot sviluppato dal Politecnico di Milano riesce a percepire gli stati d’animo di una persona e modellare le procedure di riabilitazione di pazienti con problemi motori, come quelli conseguenti a un ictus, sulla base dei dati raccolti.

Il sistema, che per ora è un prototipo, riesce a percepire i cambiamenti fisiologici attraverso sensori non invasivi applicati sul corpo dei pazienti sottoposti alla terapia robotizzata, e a ricondurli a stati emotivi come ansia, stress, livello di attenzione, noia. Soprattutto riesce a comportarsi di conseguenza, adattandosi alle nuove esigenze in tempo reale.

Il Laboratorio di Intelligenza artificiale e robotica, in collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia (Iit), la Fondazione Maugeri e l’ateneo milanese, ha sperimentato il robot su diversi pazienti ed ogni protocollo è studiato ad hoc per ciascun caso. Alle persone viene chiesto di spostare con una manopola un elemento grafico su uno schermo, mentre il computer acquisisce i parametri fisiologici come l’attività muscolare, polmonare e cardiaca, la pressione e la sudorazione. Se, per esempio, il paziente ha difficoltà a compiere l’esercizio, il computer percepisce una condizione di stress. Le informazioni registrate consentono così al robot di adattare ai problemi della persona il tipo di esercizio da compiere al momento e nelle sedute di riabilitazione successive. Allo stesso modo, se il sistema rileva che il paziente si annoia, modificherà il compito per renderlo più interessante. Secondo i ricercatori, un domani questa tecnologia potrebbe essere utilizzata dal paziente direttamente in casa propria per effettuare sedute di riabilitazione senza l’aiuto di fisioterapisti. (s.s.)

Via GalileoNet.it

Ps: potremmo addirittura creare l'etichetta "Ingegneri", per quanti post abbiamo su di noi...anche se la maggior parte sono barzellette!! XD

martedì 7 ottobre 2008

Diventi donatore d'organi... niente multa!

Vi riporto un articolo di Bioblog, con i relativi commenti. Dite la vostra, anche direttamente sul blog originale... date a Cesare quel che è di Cesare etc..



Non è uno scherzo, i poliziotti di Makati (Filippine) a chi vìola le norme del traffico proporranno di donare i propri organi al posto della multa.

Naturalmente occorre precisare che gli organi saranno donati solo nel caso di morte del possibile donatore, quindi l’annullamento della multa non diventerà di certo qualcosa di sadico, ma solo a fin di bene.

Il Dr. Minguita Padilla, presidente della Eye Bank Foundation, ha espresso la sua gratitudine per la collaborazione della polizia municipale di Makati in questa innovativa opera di sensibilizzazione alla donazione di organi: «Tutti possiamo diventare degli eroi, donando gli occhi a chi di certo ne ha più bisogno di noi».

Non si potrebbe introdurre anche in Italia una cosa simile? Ad ogni buona azione: ore di volontariato, donare il sangue, diventare donatore di organi, etc, far corrispondere un bonus in punti sulla patente.


  1. Marco scrive:

    Non mi trovi affatto d’accordo. Credo che un gesto simile debba essere spontaneo. Io sono agli effetti un donatori di sangue, ma per mia scelta, non perchè mi hanno beccato ad un semaforo rosso… no, nn sono proprio d’accordo.

  2. Federico Illesi scrive:

    Probabilmente hai ragione te, una persona certe cose deve sentirsele dentro, però è anche vero che la carenza di sangue e di organi potrebbe essere alleviata con un sistema simile.

  3. Dr. Franchi scrive:

    Anche a me non sembra una brutta idea, alla fine le multe si prendono perché si sbaglia e donare il sangue o fare qualche ora di volontariato potrebbe essere un’ottima possibilità per redimersi.

  4. kiki scrive:

    m sembra un’ottima idea,anche xkè non è una coercizione,ma solo una sollecitazione in + a fare cose + che buone..

  5. Dr. Leo scrive:

    Esatto, se una persona non è d’accordo paga e perde i punti.
    Bisognerebbe trovare il modo di proporla su grande scala.

    Ciao a tutti

sabato 20 settembre 2008

"Mio figlio umiliato al Carrefour"

Riporto un articolo un po' duro, lascio a voi i commenti.
Il post originale è su Bioblog


Tutto accade una mattina a lei e a suo figlio autistico.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. [...] Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? [...]

Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!”. Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare.

E fin qui c’è da dire “Vergogna!”, purtroppo non è finita.

Il racconto prosegue con altri particolari, tra il quale uno che forse scuote di più gli animi: la stupidità di una donna (probabilmente) dipendente Carrefour che, invece di parlare, potrebbe pensare un po’ di più.

In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Si spera sempre che non sia questa la maggioranza d’Italia, fatta invece di gente in grado di capire e condividere. Come ho detto in altre sedi, sicuramente la rabbia rivolta a Carrefour è esagerata, visto che le colpe (se di questo vogliamo parlare) sono delle persone presenti in quel momento che, tuttavia bisogna ricordarlo, sono nelle loro funzioni rappresentanza attiva dell’azienda.

Purtroppo il problema è più profondo e riguarda tutta quella sfera di ignoranza e stupidità che alegga intorno a persone che vedono come diverso tutto ciò che non è uniformato. Molto grave e, ripeto per l’ennesima volta, vergognoso.

Concludo con un altro passaggio dello “sfogo” di una mamma ferita, giusto per ricordare che lo Stato c’è e prevede queste cose:

Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:
-Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Le scuse pubbliche e qualche provvedimento disciplinare dovrebbero essere il primo intervento di un’azienda grande come il Carrefour, che finora ha rilasciato solo questa risposta ufficiale:

Il Gruppo Carrefour Italia è profondamente sorpreso e sinceramente dispiaciuto dell’accaduto riferito dalla Signora, fatto che non rientra assolutamente nelle nostre filosofie e nei comportamenti dei nostri collaboratori.

Non possiamo che confermare che il nostro costante impegno è rivolto alla soddisfazione dei nostri Clienti, al totale rispetto delle loro esigenze ed aspettative, dai più piccoli ai più grandi.
L’etica è alla base della nostra attività e condizione imprescindibile del comportamento dei nostri collaboratori.

Il tour Disney Cars, realizzato presso il Carrefour di Assago e programmato in altri ipermercati della nostra rete che ne fanno da cornice, rientra pienamente in questo nostro impegno: abbiamo voluto offrire ai bambini ed alle loro famiglie un momento di divertimento.

Affinché i piccoli frequentatori degli ipermercati potessero vivere per un attimo dentro la “favola”, l’organizzazione è stata curata nei minimi dettagli, anche attraverso l’ausilio di società esterne. Tutte le persone coinvolte sono state adeguatamente selezionate ed informate circa la filosofia aziendale ed i comportamenti necessari.

Abbiamo preso contatto con la Signora con la volontà di approfondire l’accaduto affinché ogni responsabilità accertata venga punita con il massimo rigore.

Ci auguriamo peraltro che un singolo sfortunato episodio non pregiudichi il rapporto di fiducia che siamo riusciti a costruire con le migliaia di Clienti che ogni giorno frequentano i nostri punti di vendita e che ci scelgono anche per i valori che contraddistinguono la nostra insegna.

Molti cordiali saluti

Gruppo Carrefour Italia

martedì 27 maggio 2008

Completata per la prima volta un'intera mappa genetica di un essere umano di sesso femminile

AMSTERDAM (Olanda) – Si chiama Marjolein Kriek, ha trentaquattro anni, è una ricercatrice che studia genetica ed è la prima femmina di cui è stato sequenziato il genoma, progetto a cui ha partecipato nella doppia veste di cavia e ricercatrice. Dalla sequenza sarebbe emerso, tra l'altro, che i suoi antenati, circa diecimila anni fa, arrivarono dall’Irlanda, dalla Polonia e dalla Turchia (miracoli della «genetica di popolazione»!).
Maggiori dettagli sul suo codice genetico verranno comunicati nelle prossime settimane. Marjolein Kriek ha dichiarato che se sarà rilevata una predisposizione significativa al cancro rimarrà un’informazione privata. E comunque, ha sottolineato la giovane genetista, se ci sono informazioni preoccupanti su predisposizioni genetiche è meglio sapere, e poter prevenire, che ignorare.

DIFFERENZE FRA I SESSI – Sono stati gli scienziati del Leiden University Medical Center a decifrare il Dna della genetista. La comunità scientifica non si è ancora espressa sulla portata del risultato, ma con un po’ di fantasia (forse troppa) i non addetti al mestiere pensano già di poter indagare, con qualche elemento in più, tutte le infinite sfumature che differenziano il sesso debole dal sesso forte.




LE PRIME SEQUENZE - La prima sequenza completa del genoma umano risale al 2001. Da allora sono state completate le sequenze del Dna di altri tre individui, tutti di sesso maschile. Il più celebre tra questi è stato Jim Watson, scopritore insieme a Crick della struttura a doppia elica del dna. Inoltre gli scienziati hanno mappato il Dna di vari mammiferi, tra cui scimpanzè, cani, gatti e mucche, oltre che di numerose piante. Ma il gentil sesso mancava completamente all’appello. Forse capiremo finalmente perché, parafrasando un best seller, gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere e si incontrarono sulla Terra.

Emanuela Di Pasqua
27 maggio 2008



da Corriere della Sera Salute


sabato 3 maggio 2008

Science Tattoo Emporium

Quando la passione per la scienza ti entra dentro... passa per la pelle...
Trovata questa carrellata si tattoo ad argomento
scientifico non ho potuto fare a meno di segnalarvelo.
Qui l'intera collezione: Science Tattoo Emporium (by Spicocafè)
Di seguito qualche esempio. Ricordandovi un altro post simile, Tatuaggi Anatomici.


Crashing Waves (volgarmente tettonica a placche)

Think Periodically


Elettrocardiogramma
The first is an ECG, single lead, called a rhythm strip, which shows a common and generally benign arrhythmia called second degree heart block, Mobitz Type I, also called Wenckebach. The interval between the P wave (atrial contraction) and the QRS (ventricular contraction) progressively increases till a QRS is dropped. The second is a three-lead ECG showing an acute inferior myocardial infarction, aka a heart attack.


Evoluzione



Motoneurone


Serotonina

venerdì 7 marzo 2008

Placebo

Una pillola che costa dieci centesimi non è altrettanto efficace nell’alleviare il dolore quanto una da due dollari e mezzo. Anche se si tratta dello stesso placebo. Lo sostiene, in uno studio provocatorio apparso sul Journal of the American Medical Association, Dan Ariely, economo comportamentale alla Duke University di Durham (North Carolina, Usa).

Il placebo è una sostanza inerte, priva cioè di efficacia terapeutica specifica, che provoca un effetto positivo su un sintomo o una malattia. Insieme a un gruppo di collaboratori del Mit (Massachusetts Institute of Technology), Ariely ha somministrato piccole scosse elettriche al polso di 82 persone e testato i diversi gradi di dolore che percepivano, prima e dopo aver preso un falso antidolorifico. Nell’opuscolo informativo fornito a una metà dei partecipanti veniva descritta la pillola come un nuovissimo rimedio al dolore dal costo di due dollari e mezzo. L'opuscolo dato all’altra metà, invece, riportava che la medicina era stata scontata a dieci centesimi, ma non ne spiegava il motivo. Il risultato è stato che nel primo gruppo l’85 per cento dei partecipanti all'esperimento ha riscontrato una diminuzione del dolore dopo l’assunzione della pillola, mentre nell’altro gruppo solo il 61 per cento.

Che l’effetto placebo sia fortemente influenzato da una serie di variabili soggettive quali la personalità e l'atteggiamento del medico, era già noto da tempo, ma sembra evidente che anche il prezzo può avere una forte influenza sulle aspettative del consumatore. “Come possiamo somministrare ai pazienti medicinali economici o generici”, si chiede Ariely, “senza che loro pensino che non funzioneranno?”. Secondo i ricercatori molto dipende dal rapporto medico-paziente, da considerarsi, a tutti gli effetti, parte integrante della terapia.


Via GalileoNet.it

giovedì 7 febbraio 2008

Quella droga chiamata "videogioco"

È dimostrato che i videogames creano dipendenza più negli uomini che nelle donne, ma le ragioni alla base di questa differenza non sono mai state chiarite. La spiegazione sembrerebbe ora venire da uno studio pubblicato su Journal of Psychiatric Research e condotto da Allan Reiss, direttore del Center for Interdisciplinary Brain Sciences Research della Stanford University School of Medicine (California), dove i ricercatori hanno misurato l’attività delle aree del cervello preposte alla percezione del piacere durante il gioco. E quanto questa differisca nei due sessi.

Ventidue volontari (11 uomini e 11 donne) sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale (fMri, una tecnica comunemente impiegata per valutare la funzionalità di un'area cerebrale), mentre giocavano con un videogame ideato dai ricercatori. Il gioco mostrava una linea verticale a metà dello schermo e dieci palline poste nella parte destra. Ogni pallina che colpiva la linea ne provocava lo spostamento verso sinistra. Lo scopo era eliminare più palline possibili cliccandoci sopra con il mouse e facendo così avanzare di volta in volta il muro verso destra.


Attraverso l’analisi delle immagini dell’encefalo registrate durante il gioco, i ricercatori hanno rilevato un’attività particolarmente intensa nel cosiddetto sistema mesocorticolimbico, tipicamente associato con la percezione della soddisfazione e con la dipendenza da una sensazione piacevole (assuefazione). Il livello di attività osservato nei ragazzi, però, era decisamente maggiore di quello delle ragazze e aumentava in relazione al “territorio” conquistato (cioè allo spostamento verso destra della parete virtuale). Per le ragazze non è stata evidenziata alcuna correlazione significativa, per quanto anche loro si mostrassero entuste dei successi. Gli uomini, inoltre, hanno conquistato, in media, più spazio delle loro compagne. “La maggior parte dei giochi più popolari sono violenti e si basano sui concetti di conquista”, spiegano gli autori, secondo cui i risultati della ricerca confermano anche che gli uomini hanno una tendenza innata alla territorialità. (s.s.)


Via GalileoNet.it

venerdì 1 febbraio 2008

Un unico antenato per tutte le persone con gli occhi azzurri

Oggi ho letto questo interessante articolo da Le Scienze, così lo riporto:

Un unico antenato per tutte le persone con gli occhi azzurri

La mutazione è localizzata sul gene adiacente all’OCA2 e non è in grado di silenziare completamente il gene, ma solo di ridurre la sua azione limitando la produzione di melanina nell’iride

Una nuova ricerca mostra che le persone con gli occhi azzurri hanno un singolo antenato comune. È quanto afferma un gruppo di ricerca dell'Università di Copenhagen, secondo cui circa tra 6000 e 10.000 anni fa avvenne una mutazione nel genoma umano che si diffuse dando origine a tutta la popolazione con l’iride di questo colore.

“In origine avevamo tutti gli occhi castani”, ha spiegato Eiberg, del Dipartimento di medicina cellulare e molecolare. “in seguito una mutazione a carico del gene OCA2 nel nostro cromosoma fu all’origine di un cambiamento, che letteralmente spense la capacità di produrre come tratto somatico gli occhi castani in un individuo e nella sua discendenza.”

Il gene OCA2 codifica per la cosiddetta proteina P, che è coinvolta nella produzione di melanina, il pigmento che conferisce il colore a capelli, occhi e pelle. La mutazione è in realtà localizzata sul gene adiacente all’OCA2 e non è un grado di silenziare completamente il gene, ma semplicemente di ridurre la sua azione limitando la produzione di melanina nell’iride. Ciò che risulta è sostanzialmente una diluizione del colore marrone nel blu.

Tuttavia, spiegano i ricercatori l’effetto sull’iride è altamente specifico. Se il gene OCA2 fosse stato completamente distrutto o silenziato, gli individui portatori non avrebbero melanina né nei capelli, né negli occhi né nella pelle, una condizione nota comune albinismo.

Ora, la variazione di colore degli occhi castani può essere spiegata con la quantità di melanina presente nell’iride, mentre nel caso degli individui con gli occhi azzurri vi è un piccolo grado di variabilità.

“Proprio da questa circostanza possiamo concludere che tutti gli individui con gli occhi azzurri sono collegati allo stesso antenato", ha spiegato Eiberg. “Essi hanno tutti ereditato la stessa mutazione esattamente nello stesso punto nel DNA. Per contro gli individui con gli occhi castani hanno una notevole variazione individuale nell’area del DNA che controlla la produzione di melanina.”

Nel corso della loro ricerca, Eiberg e colleghi hanno esaminato il DNA mitocondriale e confrontato il colore degli occhi di individui con l’iride azzurra provenienti da paesi diversi come Giordania, Danimarca e Turchia, in una ricerca durata circa un decennio, a partire cioè dal 1996, quando per la prima volta Eiberg indicò nell’OCA2 il gene responsabile del colore degli occhi.

mercoledì 30 gennaio 2008

Farmaci generici? Equivalenti!


Da alcune settimane è presente in farmacia un opuscolo molto interessante che spiega, in modo semplice, cosa sono i farmaci generici - equivalenti e perché convenga comprarli. Questi farmaci infatti, detti in passato generici, con un aggettivo poco adeguato, dal 2005 sono chiamati in modo più appropriato farmaci equivalenti, secondo la nuova dicitura voluta dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA).

Da un recente sondaggio, si evince che circa il 70% della popolazione nel 2007 abbia fatto uso di farmaci equivalenti, mentre il restante 30% non ne ha fatto uso perché crede non abbiano gli stessi effetti. Questi farmaci hanno lo stesso principio attivo dei corrispettivi farmaci di marca ma, nonostante diversi interventi di sensibilizzazione e di informazione rivolti al pubblico, sono tuttora oggetto di false credenze.



Tanto per fare un quadro della situazione eccovi alcune informazioni:
I farmaci equivalenti e i corrispettivi farmaci di marca hanno uguale composizione per principio attivo, uguale forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, uguale numero di unità posologiche - cioè per esempio, quando il farmaco è somministrato sotto forma di compresse, stesso numero di compresse per confezione - e stessa quantità di principio attivo contenuto in una singola dose, per esempio in una compressa.
E' bene dire che non esistono equivalenti di ogni farmaco per due motivi: il primo è che il brevetto di un farmaco ha una durata di 20 anni e il secondo -peggiore del primo- è che alcune aziende farmaceutiche richiedono certificati complementari di prolungamento (ad esempio per minime modifiche apportate alla stessa molecola scoperta anni prima) con l’effetto pratico di prolungare la durata del brevetto.

I farmaci equivalenti costano meno perchè:
  1. I brevetti dei farmaci in genere durano venti anni.
  2. Le industrie che producono gli equivalenti non devono affrontare le spese per la conduzione delle ricerche sulle molecole nuove
  3. Le industrie che producono gli equivalenti non devono affrontare le spese per la conduzione degli studi clinici di efficacia necessari per l’approvazione e l’immissione in commercio del farmaco, ma devono provare la bio-equivalenza del farmaco all’Agenzia regolatoria (per l’Italia l’AIFA per l’Italia).
  4. Le industrie che producono gli equivalenti devono affrontare spese di promozione inferiori rispetto a quelle sostenute dalle industrie che hanno prodotto il farmaco di marca quando lo hanno immesso sul mercato.
  5. Una volta che il farmaco equivalente viene approvato dall’Agenzia regolatoria competente, si crea una concorrenza che porta all’abbassamento dei prezzi dei farmaci.

Come funziona la prescrizione di un farmaco nel passaggio dal medico al farmacista:

Quando il medico prescrive un farmaco non più coperto da brevetto che ha un prezzo superiore al corrispettivo farmaco equivalente, può apporre sulla ricetta un’indicazione secondo la quale il farmacista non può sostituire il farmaco prescritto. Se il medico scrive sulla ricetta l’indicazione «insostituibile», il farmacista deve consegnare alla persona il farmaco di marca segnato sulla ricetta, e la differenza tra il prezzo più basso (dell’equivalente) e il prezzo del farmaco di marca prescritto dal medico è a carico dell'assistito. Se non c’è l'indicazione «insostituibile» sulla ricetta, il farmacista dovrà consegnare alla persona che presenta la ricetta, dopo averla informata, il farmaco equivalente avente il prezzo più basso. Se la persona non accetta la sostituzione proposta dal farmacista, potrà ricevere il farmaco di marca, pagando la differenza con il prezzo del farmaco equivalente.

Dall’opuscolo realizzato in collaborazione con FederFARMACO, illustrazioni a cura di Cristina Kiss, testi di Paola Cimetti e con la consulenza scientifica della professoressa Paola Minghetti

Eccovi qualche assaggio:
  • Quando prendiamo una medicina cos’è che ci cura? Il colore della scatola, il suo nome?
    • Certo che no! La parte che ha la funzione di guarire le malattie si chiama principio attivo […] lo stesso indicato sulla confezione e nel foglietto illustrativo dei farmaci di marca.
  • La differenza tra il farmaco di marca e il suo equivalente?
    • Dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza, nessuna. […] Per questione di diritti ha un nome diverso, ma ha lo stesso principio attivo, le stesse indicazioni, stesso dosaggio e numero di unità all’interno della confezione. Non essendoci più il brevetto a proteggere la scoperta del farmaco di riferimento gli equivalenti possono permettersi di costare meno.
      Questo avviene perché non ci sono più i costi per la ricerca, che è già stata fatta molti anni prima per mettere il commercio il farmaco di marca.
      Così gli equivalenti arrivano sul mercato con un prezzo che per legge deve essere almeno il 20% inferiore rispetto all’originale corrispondente

by Bioblog.it e Partecipasalute.it (se l'argomento vi interessa vi consiglio di leggere l'eloquente l'articolo)

venerdì 25 gennaio 2008

Perchè dormiamo

Che il sonno sia fondamentale per la nostra vita lo sappiamo tutti, ma il vero motivo per cui abbiamo bisogno di dormire non è stato mai perfettamente chiarito. Una spiegazione attendibile sembrerebbe venire da uno studio dei ricercatori dell’Università della Pennsylvania su un verme nematode (Cenorahabditis elegans). Come riportato su Nature, gli autori hanno scoperto una fase della vita dell'animale di bassa attività metabolica simile a un letargo, durante la quale si sviluppa il sistema nervoso e si organizzano le connessioni fra le cellule nervose (le sinapsi).

“Come noi siamo meno reattivi durante il sonno, così è il verme durante il letargo”, afferma David Raizen, coordinatore della ricerca, sottolineando l’analogia fra gli stati di quiescenza in due organismi così diversi: “Proprio come l’uomo, il verme si ‘addormenta’ più rapidamente in seguito a un periodo di privazione del letargo”.

Altri studi presso la stessa Università hanno dimostrato che lo stesso fenomeno si verifica anche nei mammiferi, dove cambiamenti nelle sinapsi avvengono soprattutto durante il sonno. Se l’animale viene privato della possibilità di dormire, infatti, l’organizzazione del sistema nervoso va in incontro a un malfunzionamento. In poche parole, affinché le connessioni fra le cellule nervose si possano stabilire in modo corretto sembra indispensabile un periodo di attività metabolica ridotta. Lo studio ha anche dimostrato la possibilità di utilizzare il C. elegans per identificare i geni responsabili della regolazione del letargo e ha già permesso ai ricercatori di individuarne uno. Analisi comparate sull’uomo potrebbero aumentare la comprensione dei meccanismi che regolano il sonno. (s.s.)

Via GalileoNet.it

Marco, avrai un sistema nervoso ipersviluppato!!! :D :D :D

giovedì 17 gennaio 2008

Religiosa stupidità

Eccomi di nuovo... sò che vi mancavo--- già....
Comunque oggi vi avverto che mi sono svegliato piuttosto polemico, sopratutto per la storia del papa e della sapienza, di cui però non tratterò-

Ma non si può dire che la cosa non mi abbia ispirato, perché ho intitolato questo post "religiosa stupidità". Logicamente molti di voi potranno non essere d'accordo con questo titolo o con quello che dirò di seguito. In caso affermativo non vi resta che farmelo sapere.



Il primo caso di cui vi parlo è quello di Jose Mestre, per chi ha seguito i notiziari sarà facile ricordare la faccia delle foto.
Di seguito riporto il testo del sito www.cristianitestimonidigeova.net


Di Matthew Moore
Ultimo Aggiornamento: 23:11 del 03/12/2007


Un Testimone di Geova che per decenni ha rifiutato ogni operazione chirurgica alla sua orribile sfigurazione facciale ha avuto speranza da un medico britannico e da una nuova tecnologia medica.


Jose Mestre a 14 anni, quando il suo tumore era ancora piccolo (a sinistra), e com’è ora.


Ora il tumore è lungo 38 centimetri (15 pollici) e pesa 5,5 chili (12 libbre), lo ha accecato da un occhio ed ha reso l’alimentazione un’impresa giornaliera. Dato che sta anche iniziando ad ostruirgli le vie respiratorie i medici temono che sia in pericolo di vita.

Ma ora un importante chirurgo facciale britannico ha proposto un’operazione al 51enne Jose, con l’impiego di onde ultrasonore per coagulare il sangue prima dell’operazione.

Questo potrebbe permettere di rimuovere la massa tumorale senza rischi di forte sanguinamento – soddisfacendo la sua proibizione religiosa sulle trasfusioni di sangue, che ha per lungo tempo intralciato la ricerca di una cura.

Jose è stato visitato da due medici in Inghilterra – Loshan Kangesu, consulente di chirurgia plastica al Broomfield Hospital, e il dott. Iain Hutchison del Saint Bartholomew di Londra.

Il dott. Hutchison, che dirige anche l’istituto di chirurgia Saving Faces, crede ottimisticamente che una singola operazione, fatta con un elettrocauterio, può avere un grande effetto sui tratti di Jose.

"Penso che possiamo rimuovere una grande parte del tumore – circa l’80%", ha detto. "A quel punto dovremmo occuparci dei problemi di naso, labbra e lingua".

"Non ho mai visto una malformità vascolare così grave", ha detto.

L’emangioma di Jose deriva da anormalità nei capillari e nelle vene del volto. A conti fatti quello che dovrebbe essere un fiume che riporta il sangue al suo cuore si è trasformato in un lago, che si è ora espanso cancellandone i connotati.

Per Jose la chirurgia può offrire una via d’uscita dalla routine che ha sviluppato per convivere con la sua malattia.

Ogni giorno esce dalla sua casa, in un sobborgo di Lisbona, verso Rossio Square, una della maggiori piazze della città, dove si mette a sedere tutto il pomeriggio affrontando le occhiate e le domande degli estranei. E’ diventato una specie di celebrità locale, una notorietà del quale non sempre sembra risentito.


Telegraph TV: Jose Mestre e sua sorella Guida a Londra


Incapace di trovare un lavoro o una ragazza, è stato aiutato da sua sorella gemella dopo la morte della madre, alla quale era molto affezionato e dalla quale ha ereditato le convinzioni religiose.

"E’ molto difficile scoprire la verità riguardo al perché non sia stato operato in passato", ha detto Rob Farquhar, produttore del documentario di Discovery Channel che ha portato Jose in Inghilterra in cerca di una cura.

Pressioni finanziarie, diagnosi errate e i limiti del sistema sanitario portoghese hanno avuto un ruolo, ma la complicata attitudine di Jose verso la sua condizione non ha aiutato.

Delle visite tristi e inutili in Germania e Spagna, in cerca di una cura, mentre era giovane, lo hanno lasciato con una sfiducia nei medici. Questo, in aggiunta alla lealtà verso la fede della madre, e preoccupazioni riguardo alla vita che avrebbe senza questa "maschera" alla quale si è abituato, sembrano aver instillato in Jose un ostile fatalismo riguardante la sua condizione.

Questo ha fatto infuriare i suoi familiari stretti, che non condividono le credenze religiose di Jose. Lui stesso, pur essendo Testimone di Geova, non frequenta nessuna congregazione.

Durante il consulto con il dott. Hutchison, a Londra, la sorella di Jose, Guida, ha reagito con esasperazione all’iniziale riluttanza di suo fratello nel discutere la proposta di un’operazione senza trasfusioni.

"Muori da solo, non con me. Per me è finita", ha urlato, in una drammatica ripresa che sarà trasmessa per la prima volta questa settimana. Guida si è caricata il grosso del peso del badare a Jose.


La sorella gemella di Jose non condivide le sue credenze religiose


Ma ora Jose sembra pronto ad affrontare la sua condizione. Ha accettato la proposta del dott. Hutchison di tornare a Londra per un’operazione esploratoria ad una delle lesioni minori.

Se funziona, la maggior parte del tumore di Jose può essere rimossa e il suo volto ricostruito in una singola operazione di 12 ore.

Nonostante la natura sperimentale del trattamento il dott. Hutchison confida nel successo.

Un elettrocauterio non è mai stato usato per rimuovere escrescenze così estreme come quelle di Jose, ma si è dimostrato un efficace strumento chirurgico da quando è stato messo in commercio pochi anni fa.

Il dott. Hutchison, che si è offerto di operare gratuitamente, sta aspettando che Jose e la sua famiglia si mettano in contatto con lui per prendere accordi.

"Spero stia ragionevolmente bene, e se vuole venire da me la porta è aperta", ha detto.




Credo che commentare sia superfluo. Quello lo lascio a voi.
Il secondo caso ve lo presento solo in parte. Si parla di
Dennis Lindberg, ragazzo 14enne, testimone di Geova, malato di leucemia, a cui un giudice dello stato di Washington ha concesso di rifiutare una trasfusione di sangue che avrebbe potuto salvargli la vita.



Ora, ogniuno la può pensare in modi differenti, ma trovo pressoche agghiacchianti le parole di "conforto" offerteci dal sito www.cristianitestimonidigeova.net/ (su cui potete leggere i dettagli della vicenda)


Rattrista la notizia della morte di questo giovanissimo ragazzo, Testimone di Geova, seppur la sua monumentale e incrollabile fede in Dio e nelle sue leggi, fino alla morte, lo rende degno di grande ammirazione. E' sicuramente un gran conforto la speranza della risurrezione perché sarà premiato con la vita in Paradiso. (Giobbe 14:13-15; Romani 4:19-21)


Mi spiace davvero passare per proibizionista o semplice bacchettone, ma qui la questione è un altra.. credo sia terribile mascherare un omicidio, o un suicidio, o semplicemente un lasciarsi andare, come nel caso di
Jose Mestre, dietro il nome e le dottrine di una religione.
Rispetto profondamente le decisioni personali di queste due persone, ma non le loro motivazioni, in quanto frutto di una dottrina prefissata e non, temo, di una loro riflessione. Sopratutto per il fatto che tutti e due non si sono espressi contro la loro morte o semplicemente contro la loro malattia, ma neppure contro la cura, solo contro una parte (collaterale) della stessa. In questo senso, credo sarebbe stato più onesto e sincero dichiarare di voler perire, punto e basta. Sono martiri del 2007 di cui francamente credo non avessimo bisogno.

domenica 30 dicembre 2007

Rimedi della nonna e/vs scienza


Senza voler fare polemiche, sono andato a cercare qualche articolo che screditasse un po' dei così detti RIMEDI DELLA NONNA e ne avvalorasse altri. Spero che nessuno avrà da ridire sull'articolo della rivista Newton. Comunque per gradire vi lascio anche il link di un altro sito che si occupa solo di rimedi della nonna.... con perle di saggezza, su cui mi è caduto l'occhio, come il fatto che l'acqua bolle prima senza sale...






L'aria condizionata provoca il raffreddore Quanti di noi sono convinti che l'aria condizionata faccia venire il raffreddore? Sono in tanti a pensarlo, ma in realtà questa possibilità non esiste. L'unico modo per raffreddarsi, infatti, è quello di prendere un virus. Molti si chiederanno, allora, perché dopo aver fatto un viaggio in un'automobile con l'aria condizionata si ritrovano con tutti i sintomi tipici di un brutto raffreddore. Ci sono due possibili cause. Innanzi tutto, passando da un luogo caldo a uno freddo le mucose del naso si dilatano e provocano il fastidioso gocciolamento. Il fenomeno si chiama rinite vasomotoria. Chi è soggetto a questo disturbo presenta tutte le caratteristiche di chi si è raffreddato, ma i sintomi passano, non appena viene eliminata la causa, cioè l'aria condizionata. Tuttavia, esiste una forma, in un certo senso più seria, che colpisce le persone allergiche alla polvere e agli altri allergeni che vengono "sparati" fuori dai bocchettoni dell'aria. Anche in questo caso i più sensibili si ritrovano a starnutire e con il naso gocciolante. "Non mangiare troppi dolci, perché ti si cariano tutti i denti": è il tormentone che per anni, durante l'infanzia, ci hanno rifilato i genitori. Ma è vero oppure era solo un espediente? Le teorie più avanzate hanno riconosciuto allo zucchero e affini un potere cariogeno simile a quello di molti altri cibi. Ciò che rovina effettivamente i denti è il non lavarseli adeguatamente subito dopo il consumo del dolce. Gli zuccheri che restano in bocca vengono trasformati dai batteri in acidi, che alla fine vanno a intaccare lo smalto. I mirtilli salvano dalle infezioni Uno dei rimedi più diffusi nella medicina popolare contro le infezioni urinarie è il succo di mirtillo. E oggi ha trovato una spiegazione scientifica: i mirtilli hanno dei composti unici, derivati dal tannino, che impediscono ai batteri di colonizzare le cellule che rivestono l'uretra e la vescica. Ad averlo scoperto è stato il microbiologo americano Anthony Sobota della Ohio University. Queste sostanze sono state in seguito isolate da alcuni scienziati dell'Istituto israeliano Weizmann. Ora si sa che per mantenere una difesa efficace contro i batteri è sufficiente anche mezzo bicchiere al giorno di succo di mirtillo per sette settimane, afferma lo scienziato greco-americano Prodromos N. Papas della Tufts University degli Stati Uniti. Con questa semplice cura gli studiosi americani hanno osservato la scomparsa dei sintomi della cistite nel 73 per cento delle pazienti. La riprova? Interrotta questa cura, nel 50 per cento delle donne esaminate l'infezione è ricomparsa nel giro di tre settimane. Tante vitamine fanno bene Arriva il caldo e ci si sente sempre stanchi e inappetenti, gli sbalzi di temperatura possono provocare il raffreddore. Quando capita, la reazione istintiva è di prendere vitamine e sali minerali extra in abbondanza. Comunemente, infatti, si crede che questi integratori non "facciano male". Niente di più sbagliato. Vitamine e sali sono indispensabili al nostro organismo, ma se si esagera possono creare problemi di vario tipo: dai calcoli renali nel caso di abuso di vitamina C ai disturbi cardiocircolatori, come aritmie e cali di pressione, se si eccede con i beveroni ricchi di potassio. Per non parlare della vitamina A, molto usata per facilitare l'abbronzatura: meglio una carota al giorno (che contiene 5-6 milligrammi di betacarotene, il precursore della vitamina A) del rischio di sovradosaggio che può provocare dal mal di testa ai disturbi cutanei. L'acqua gelida rinforza il fisico Dormire al freddo o fare docce con acqua gelida tempra il fisico e lo rende immune da influenze e raffreddori. Sono in molti a crederlo, ma non è vero: il nostro organismo si adatta più facilmente al caldo. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Army Research Institute of Environmental Medicine del Massachusetts: il nostro corpo si abitua al calore grazie alla termoregolazione permessa dal sudore. Non esistono, invece, esperimenti scientifici che testimonino l'adattamento dell'organismo a un clima più freddo né si sono riscontrati effetti positivi sul numero dei raffreddori. Baking soda: un dentifricio naturale Sulla confezione di molti dentifrici in commercio oggi compare tra gli ingredienti il "baking soda", cioè il bicarbonato di sodio. Ma a cosa serve? Tra le tante risposte, una delle più gettonate, e peraltro pertinente, è quella che lo definisce come un dentifricio naturale. Il bicarbonato di sodio, infatti, se mescolato con un po' d'acqua può diventare un economico dentifricio, che pulisce e rinfresca. Attenzione, però: per quanto queste siano caratteristiche del baking soda, non ne è consigliabile l'uso senza prima aver consultato un dentista, perché la sua proprietà abrasiva potrebbe creare qualche problema, come, per esempio, rovinare irreparabilmente la superficie delle protesi. Con una zolletta il singhiozzo passa Sono infiniti i rimedi per far passare il singhiozzo: schiacciare la lingua con un cucchiaino, far spaventare il poveretto colpito dal fastidioso tic, tanto per citarne un paio. C'è qualcosa di vero o si tratta solo di leggende? In realtà, tra tante sciocchezze, ci sono alcune verità. Innanzitutto, mangiare dello zucchero. è un rimedio classico che funziona: i granelli irritano la gola, interrompendo gli impulsi del nervo frenico che stimola il diaframma e quindi fa terminare gli spasmi. Poi si può provare a trattenere il respiro o a bere dal lato opposto del bicchiere. Una stranezza che in realtà funziona. Bere al contrario, infatti, distrae per un momento dal tic. Inoltre, prima di piegarsi per poter bere al contrario, si trattiene il respiro e questo blocca quasi istantaneamente gli spasmi. L'aglio cura l'ipertensione Che l'aglio faccia bene è cosa nota sin dall'antichità: lo sapevano gli egizi, gli indiani e i cinesi. Oggi è ormai confermato che l'aglio aiuta soprattutto chi ha problemi di ipertensione. L'Oms (Organizzazione mondiale di sanità) ha definito pressione arteriosa normale quella di 140/90 mm di mercurio; a partire da 160/95 si parla, invece, di ipertensione. L'aglio è il più potente anti-ipertensivo naturale, perché agisce come vasodilatatore delle piccole arterie. Ma non finiscono qui le sue proprietà. Infatti è ottimo anche per abbassare il tasso di zuccheri nel sangue (la glicemia), per combattere le infezioni e come vermifugo. Inoltre, tra i suoi principi attivi ci sono l'allicina e la garlina che hanno un'attività antibiotica. Il cibo avariato si sente dall'odore Non è sempre detto che il cibo avariato si riconosca dall'odore. Esistono, infatti, organismi pericolosi per la salute dell'uomo, non percepibili né attraverso l'odore né a occhio nudo. Un esempio? Il botulino. Questo è provocato da un microrganismo, il Clostridium botulinum, che vive in assenza di aria. Si può trovare nella carne e nella verdura in scatola o conservate sotto vuoto. L'intossicazione è causata dall'ingestione della tossina che in poco tempo raggiunge il sistema nervoso dove blocca la trasmissione degli stimoli nervosi. L'incubazione dura da quattro ore a una settimana. Il caffè scaccia il mal di testa Ci sono due detti che interessano molto chi soffre di mal di testa: il gelato lo può provocare, mentre il caffè lo fa passare. Cominciamo dal gelato. Tutti i golosi sensibili al freddo sanno che non appena le sostanze entrano in contatto con il palato, subito sentono una dolorosa fitta. Il male è provocato dall'improvvisa stimolazione del nono nervo cranico, quello cioè collegato al palato. Per alleviare il dolore, provate ad arricciarela lingua spingendola contro il palato. Per evitarlo, invece, lasciate che il gelato si sciolga parzialmente prima di mangiarlo. Il caffè, invece può aiutare in alcuni tipi di mal di testa. Anche se ancora si ignora la spiegazione scientifica, si sa che la caffeina, nota come vasocostrittore, è in grado di bloccare la cefalea se presa allo stadio iniziale. Il fumo rende più deboli La convinzione popolare che il fumo renda il fisico più debole nei confronti dei virus dell'influenza e del raffreddore sembra confermata da alcuni recenti studi effettuati dall'American Lung Association. La ragione consiste nel fatto che i virus che portano questi disturbi penetrano nell'organismo attraverso le mucose nasali. In condizioni normali queste fanno da barriera, proteggendoci. Il fumo, però, contiene agenti chimici che alterano la consistenza delle mucose, permettendo così al virus di penetrare più facilmente. Inoltre, il tabacco bruciato produce tossine che rallentano il movimento della peluria nasale che ha il compito di allontanare microbi e impurità. Fumando viene anche ridotta l'attività dei fagociti, cioè un tipo di globuli bianchi, che devono difendere l'organismo dagli attacchi esterni, proteggendolo così dalle malattie. Una mela al giorno... Una mela al giorno toglie il medico di torno: una delle più conosciute credenze popolari ha da poco tempo una spiegazione scientifica. La mela, infatti, contiene agenti chimici tipici delle piante, i cosiddetti flavonoidi e i polifenoli, che combinati insieme, agiscono come anticancro e come antiossidanti. In particolare i benefici fitochimici si trovano nella buccia del frutto. Questa scoperta, appena pubblicata dalla rivista Nature, è stata compiuta da due professori (Rui Hai Liu e Chang Yong Lee, nella foto a destra) e una ricercatrice (Marian Eberhardt) della Cornell University. Ciò su cui lavoravano da tempo gli scienziati erano le proprietà delle singole vitamine e delle sostanze chimiche. La grossa novità è, invece, la scoperta dell'esistenza di una sinergia tra le due classi di elementi che insieme "lavorano" per prevenire, tra l'altro, il cancro. Il chiodo arrugginito provoca il tetano Attenzione ai chiodi arrugginiti perché fanno venire il tetano. Ma è proprio così, cioè tutti i chiodi arrugginiti lo provocano? Non esattamente. Il tetano, infatti è una malattia causata dalle neurotossine prodotte da un batterio chiamato Clostridium tetani. Questo batterio è anaerobico, cioè vive in luoghi privi di ossigeno e preferibilmente sporchi. Perciò il vero problema non è il chiodo, ma le spore del tetano. In genere questa malattia si contrae attraverso ferite accidentali "sporche", cioè contagiate dal batterio, come per esempio terriccio, materiale fecale o metalli ossidati. Una bistecca evita l'occhio nero Il cosiddetto occhio "nero", che compare dopo aver preso una botta, è causato dalla rottura dei vasi sanguigni appena sotto pelle. I pigmenti rossi dell'emoglobina "schizzati" fuori dai capillari perdono ossigeno e rendono l'ematoma prima bluastro, poi verde e infine giallo. Pian piano, le cellule si decompongono e vengono riassorbite dal corpo, facendo tornare la pelle del solito colore. Questo è il normale "iter". Se si interviene tempestivamente con del ghiaccio, con una pezza bagnata con acqua fredda o, perché no, con una bistecca cruda appena tirata fuori dal frigo si potrà evitare di avere l'"arcobaleno" intorno all'occhio, perché il freddo blocca l'emorragia. Tuttavia, se è già apparso il livido né ghiaccio né carne potranno dare il risultato sperato.



Manuela Menghini
Se ne conoscete qualcuno che funziona fatecelo sapere... o anche solo per discutere dell'affidabilità dal punto scientifico di un qualche metodo.

domenica 23 dicembre 2007

Il Nobel Watson, sostiene l'inferiorità dei neri, ma ha Dna africano al 16%


In genere un bianco non ha più dell'1% di geni trasmessi da antenati neri di origine africana, ma nel Dna del prof. James Watson si arriva al 16%. La scoperta è stata fatta perché il controverso genetista - premio Nobel 1962 per il suo ruolo nella scoperta del Dna con Francis Crick e Maurice Wilkins - ha reso di dominio pubblico per il bene della scienza il proprio genoma che è stato così analizzato a fondo dagli esperti della compagnia islandese DeCode Genetics. Per suprema ironia della sorte, il premio Nobel è risultato imparentato in modo molto stretto proprio con la razza che non tiene in grande stima sotto il profilo del quoziente intellettivo. Alla DeCode Genetics non nascondono la loro profonda sorpresa. Tra l'altro il prof. Watson vanta, in aggiunta alle robuste radici africane, un 9% di geni di provenienza asiatica. Lui, paladino della superiorità intellettuale bianca, è insomma un vero e proprio campione ambulante di multirazzialità. Il prof. Watson è diventato una specie di paria nel mondo scientifico anglo-americano dopo aver detto di essere molto pessimista per il futuro dell'Africa in quanto ''tutte le nostre politiche sociali sono basate sul principio che la loro intelligenza è eguale alla nostra quando invece tutti i test dimostrano che non è così''. Lo scorso ottobre, a causa delle dichiarazioni in una intervista al Sunday Times britannico, Watson era stato sospeso dal laboratorio in cui ha lavora per oltre 40 anni, l'istituto di ricerche di Cold Spring Harbor nei pressi di New York. Alla fine di ottobre Watson si è dimesso. Watson, che ha 79 anni, era il numero due del laboratorio di Cold Spring Harbor. ''Sono più vicino agli 80 che ai 79 e a causa dell'età le mie dimissioni erano da tempo dovute. Le circostanze in cui avvengono non sono però quelle che avrei mai previsto o desiderato'', ha detto lo scienziato. Il pioniere del Dna non era nuovo a controversie su politica, sessualità e razza quando si è messo nei guai con l'intervista al Sunday Times. Nel 1997 affermò che una donna avrebbe dovuto avere il diritto di abortire se dalle analisi fosse emersa l'omosessualità del suo bambino. In seguito suggerì un nesso tra colore della pelle e tendenze sessuali, sostenendo che le persone di colore avrebbero una libido più accentuata rispetto ai bianchi. Quindi affermò che la bellezza umana potrebbe essere geneticamente manipolata: ''La gente pensa che sarebbe orribile se facessimo tutte le ragazze belle, io credo invece che sarebbe meraviglioso''. Le dichiarazioni sui neri al Sunday Times sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso.Ora al danno, si è aggiunta anche la beffa delle scoperta delle sue ascendenze africane.

via
Newton news

domenica 16 dicembre 2007

Ittiti pionieri del bioterrorismo


I primi vettori di batteri usati intenzionalmente sono state delle pecore malate, che l'antico popolo che abitava l'odierna Turchia, impiegava contro un popolo nemico

La storia delle guerre batteriologiche è costellata di sforzi per introdurre gli agenti patogeni nel campo nemico nei modi più diversi: si va dalle coperte infettate con il vaiolo che i cowboys distribuivano ai pellerossa ai cadaveri di appestati lanciati con le catapulte all'interno delle mura nemiche nel Medioevo. Secondo uno studio pubblicato dal Journal of Medical Hypoteses, i primi vettori di batteri usati intenzionalmente sono state delle pecore, che gli Ittiti, che abitavano l'odierna Turchia, usarono tremila anni fa contro un popolo nemico. Secondo lo studio del microbiologo italiano Siro Trevisanato, il batterio scelto come prima arma di distruzione di massa della storia è stato il Francisella Tularensis, responsabile della Tularemia, o "febbre dei conigli", un'infezione ancora oggi presente che se non curata porta alla morte nel 15% dei casi. Studiando documenti antichi, il ricercatore ha verificato che la prima comparsa della Tularemia in Medio Oriente risale al quattordicesimo secolo avanti Cristo nella città fenicia di Symra, ai confini fra Libano e Siria.
Gli Ittiti saccheggiarono questa città nel 1325 a.C., portando con sé anche animali infetti, che potrebbero aver trasmesso la malattia in tutto il loro territorio. ''Potrebbe essere proprio la Francisella la responsabile di quella che viene riportata come 'piaga Ittita' - spiega il ricercatore - un'epidemia di cui ci sono diversi documenti". Proprio nel momento di massima virulenza della Tularemia, secondo Trevisanato, gli Ittiti sono divenuti oggetto delle "attenzioni" di una popolazione confinante, che abitava la città di Arzawa nell'Anatolia occidentale, decisa ad approfittare della debolezza degli Ittiti per invadere il loro territorio. ''E' proprio in questo periodo, però, fra il 1320 e il 1318 a.C., che per le strade intorno ad Arzawa incominciarono ad apparire misteriosamente dei montoni - spiega l'esperto - gli abitanti della città li catturarono e li mangiarono.
Proprio in quegli anni la Tularemia ha iniziato a fare vittime nella città, tanto che alla fine la popolazione era così debole che la conquista degli Ittiti è fallita". La teoria del microbiologo è confermata, oltre che dai documenti, dal modo in cui l'infezione si propaga: l'infezione spontanea del batterio si manifesta in 150 mammiferi diversi, dai topi ai conigli alle pecore, e l'agente patogeno può essere trasmesso all'uomo facilmente dagli insetti come le zecche e le zanzare. ''Ci sono documenti in cui gli abitanti di Arzawa iniziano a chiedersi se c'è un collegamento fra i montoni e l'epidemia - conferma Trevisanato - secondo me c'è, e a qualcuno degli Ittiti deve essere venuta l'idea di utilizzare gli animali".

via Newton

domenica 9 dicembre 2007

Crescono le iscrizioni alle facoltà scientifiche, ma calano investimenti ricerca



Dopo anni di crisi, nelle università italiane è esploso il boom della matematica, con il 53% di iscritti in più negli ultimi due anni. E' il segno più evidente dell'inversione di rotta che sta coinvolgendo le altre discipline scientifiche di base, come fisica (+25% di iscritti) e chimica (+24%). Sono i dati presentati a Roma dal presidente del Gruppo di lavoro interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica, Luigi Berlinguer, e dalla Conferenza nazionale dei presidi delle facoltà di scienze. Si è superata così la crisi delle iscrizioni alle facoltà scientifiche che aveva colpito tutta l'Europa e che in Italia, ha detto Berlinguer, ''è stata particolarmente rilevante''. L'inversione di rotta è importante, ha rilevato, ''ma è necessario continuare a lavorare in questa direzione. Bisogna far capire che c'è bisogno di fisici, chimici e matematici in mille mestieri e in modo diffuso nel mondo del lavoro". Si chiede inoltre alle forze politiche di ''sostenere questa inversione di tendenza" e contemporaneamente, ha aggiunto, bisogna investire nelle campagne di informazione e nelle iniziative per la diffusione della cultura scientifica. Se le iscrizioni stanno risalendo, le riserse per la ricerca sono invece in forte sofferenza. Gli investimenti nella ricerca non sono mai stati così alti nel mondo: nel 2007 le spese in ricerca e sviluppo hanno superato 1.100 miliardi di dollari (2,1% della ricchezza prodotta), ma l'Italia sta percorrendo la strada opposta e appare ormai come un Paese ''in declino". Sono i dati presentati a Forlì, nel convegno nazionale sulla comunicazione della scienza, organizzato da gruppo per l'Innovazione nella comunicazione della scienza (Icts) della Sissa di Trieste e associazione Nuova civiltà delle macchine. ''In questo cambiamento epocale l'Italia è in assoluta controtendenza", ha rilevato il direttore del Master in comunicazione della scienza della Sissa, Pietro Greco. Citando i dati del Rapporto 2008 pubblicato negli Stati Uniti dalla rivista R&D Magazin, Greco osserva che ''quello che appare chiaramente è che i Paesi che investono di più in ricerca hanno uno sviluppo economico maggiore''. L'Europa, prosegue Greco, è invece scesa per la prima volta sotto la media mondiale degli investimenti in ricerca. Per l'Italia, osserva, ''negli ultimi 15-20, rispetto al resto dell'Europa, tutti i parametri sono diminuiti, come reddito pro capite, numero degli occupati, stipendi". Un declino legato a un ''modello di sviluppo fondato sostanzialmente sulla bassa e media tecnologia e non sulla ricerca". Pochi investimenti, appena l'1,1% del Prodotto interno lordo (Pil): le spese italiane per la ricerca hanno registrato una leggera crescita negli ultimi anni, ma sono ancora così basse da occupare l'ultimo posto nel mondo industrializzato.

via Newton