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mercoledì 16 giugno 2010

Come fa ad essere ancora vivo???

Tutti i segreti del Dna di Ozzy Osbourne

Dopo decadi di alcol e droghe è sempre vivo e cosciente. Come ha fatto? Risultati tra tre mesi

MILANO – Ha 61 anni e nonostante la vita sregolata è ancora in piedi e tutto sommato in buona salute. È Ozzy Osbourne, icona di genio e sregolatezza e trash nella musica americana, ex cantante dei Black Sabbath, protagonista di una lunga serie di real tv in cui ha messo a nudo la vita sua e della sua famiglia, che più volte ha ammesso di aver fatto uso di alcol e droghe per oltre 40 anni, ovvero per due terzi della sua esistenza. Per carpire il segreto della sua forma fisica alcuni ricercatori hanno deciso di mappare completamente il suo DNA e comprendere così in che modo per esempio il suo corpo ha assorbito, negli anni, le droghe consumate. Non che Ozzy sia il solo re del rock ancora vivo ad aver fatto della dipendenza la sua bandiera: accanto a lui anche altre star più o meno sue coetanee come Iggy Pop e Keith Richards mostrano fisici ancora in salute, nonostante gli stravizi passati.

MAPPE PERSONALI – La mappatura del DNA, la cui scoperta compie proprio quest’anno i suoi primi dieci anni, è lavoro lungo e costoso. Dal prelievo di sangue iniziale passeranno infatti tre mesi prima di conoscere i segreti del fisico di Ozzy Osbourne, e il costo totale dell’analisi compiuta dallasocietà americana Knome sarà di 27mila sterline (oltre 32mila euro), motivo per cui sono poche persone al mondo a potersi permettere un’analisi così approfondita della propria persona, che aiuta a comprendere la predisposizione alle malattie genetiche, ma anche semplicemente il rischio di essere portatori sani di patologie comuni. Vi sono diverse società che propongono una sorta di scheda-identikit del Dna anche con alcune centinaia di euro: è il caso per esempio di 23andMe, famosa già 10 anni fa per i suoi legami con i fondatori di Google, che offre il servizio a circa 400 dollari.

giovedì 20 maggio 2010

Ecco l'inizio della «vita artificiale» Costruita la prima cellula


È stata costruita in laboratorio la prima cellula artificiale, controllata da un Dna sintetico e in grado di dividersi e moltiplicarsi proprio come qualsiasi altra cellula vivente. Il risultato, pubblicato su Science, è stato ottenuto negli Stati Uniti, nell'istituto di Craig Venter. Si tratta di una svolta epocale nella ricerca.

BATTERI SALVA-AMBIENTE - Con questo nuovo passo il traguardo della vita artificiale è ormai più vicino che mai e si comincia a intravedere la realizzazione di uno dei sogni di Venter: costruire batteri salva-ambiente con un Dna programmato per produrre biocarburanti o per pulire acque e terreni contaminati. Dopo avere ottenuto il primo cromosoma artificiale, la sfida è riuscire ad attivarlo, aveva detto Venter appena due anni fa. Adesso ha raggiunto il suo obiettivo e lo ha fatto unendo, come tessere di un puzzle, i risultati ottenuti negli ultimi cinque anni. Il primo passo, nel 2007, era stato la costruzione di un Dna sintetico; quindi nel 2009 sempre il gruppo di Venter ha eseguito il primo trapianto di genoma da un batterio a un altro. Adesso è ancora lo stesso gruppo, coordinato da Daniel Gibson, ad aver combinato i due risultati e aver assemblato la prima cellula sintetica.

«COMINCIA L'ERA POST-GENOMICA» - «Si tratta di un traguardo fondamentale dell'ingegneria genetica, non solo per possibili risvolti applicativi, ma anche perché segna la tappa iniziale dell'era post-genomica» commenta il genetista Giuseppe Novelli, preside della facoltà di Medicina dell'Università di Tor Vergata di Roma. «Di fatto Venter ha creato qualcosa che prima non c'era, un batterio prima inesistente, perché il genoma artificiale che ha costruito con una macchina in laboratorio contiene dei pezzetti di Dna che non esistono nel genoma del batterio presente in natura». Venter ha fatto tutto con una macchina, spiega ancora Novelli. «Prima ha letto la sequenza genomica del batterio in un database genetico, poi con un macchinario ha ricostruito chimicamente il genoma, aggiungendovi però nuove sequenze. Ha fatto pezzetti, ciascuno di 10 mila lettere di codice, poi li ha assemblati insieme fino a creare un genoma di oltre un milione di paia di basi. Poi ha inserito il genoma artificiale in un batterio svuotato del suo Dna e ha costruito una nuova forma di vita che funziona e si riproduce. La cellula così creata, infatti, prima non esisteva, e il suo genoma porta i segni distintivi della sua differenza dal batterio esistente in natura». «In futuro - conclude Novelli - si potranno creare nuove forme di vita capaci di produrre farmaci o di aiutarci contro l'inquinamento, per esempio batteri mangia-petrolio». (Fonte: agenzia Ansa)

Da Corriere.it

martedì 16 febbraio 2010

"Il Meridione arretrato perché meno intelligente"

"Il Meridione arretrato perché meno intelligente"
Studiosi e politici contro una ricerca britannica



ROMA
- Dopo anni di lotte, discussioni e studi sulla 'Questione meridionale', ora Richard Lynn, docente emerito di psicologia all'università dell'Ulster a Coleraine, avrebbe trovato una spiegazione, a dir poco discutibile, sull'arretratezza del sud Italia: è meno sviluppato del nord perché i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. La tesi, che non sfigurerebbe in un pamphlet sulla superiorità della razza, compare nell'ultimo numero della rivista scientifica Intelligence che pubblica la ricerca dal titolo In Italy, north­-south differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature, and literacy.

Secondo Lynn, mentre nel nord Italia il quoziente intellettivo è pari a quello di altri Paesi dell'Europa centrale e settentrionale, più si va verso sud, più il coefficiente si abbassa. La causa è "con ogni probabilità" da attribuire "alla mescolanza genetica con popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa". Insomma, la tesi è che al pari della statura, dell'istruzione e del reddito, da nord a sud l'intelligenza media della popolazione scenda fino a toccare il punto più basso in Sicilia. I più intelligenti d'Italia, secondo Lynn, sono concentrati in Friuli.

Il professore non è nuovo a teorie a dir poco discutibili: negli anni '70 sostenne che gli abitanti dell'Estremo oriente fossero più intelligenti dei bianchi e nel 1994 nel libro La curva a campana

Ora, nello studio pubblicato da
teorizzò che nella popolazione di colore una pigmentazione più chiara corrisponde a un quoziente intellettivo più alto, derivato proprio dal mix con i geni caucasici.
Intelligence, afferma che "il grosso della differenza nello sviluppo economico tra nord e sud può essere spiegato con la variabilità del QI" e che, in sintesi, nel sud Italia la qualità del cibo è più scadente, si studia meno, ci si prende meno cura dei figli e che almeno dal 1400 il Meridione non partorisce "figure di spicco" nelle arti e nella politica.

Evidentemente Lynn non si è preso la briga di scorrere l'annuario dell'accademia di Stoccolma. In quel caso si sarebbe accorto del premio Nobel per l'Economia e di quello per la Fisica assegnati ai romani Franco Modigliani ed Enrico Fermi. Per non parlare di quello per la medicina assegnato al catanzarese Renato Dulbecco o di quelli per la letteratura ai siciliani Luigi Pirandello e Salvatore Quasimodo, o alla nuorese Grazia Deledda.

Ma, se non bastassero né il buonsenso né l'evidenza, allora arriva la comunità scientifica a stroncare le conclusioni di Lynn. Di recente lo studio sugli africani è stato demolito da Jelte Wicherts dell'Università di Amsterdam e Jerry Carlson dell'Università di Riverside, con un lavoro per la rivista Intelligence, Personality and Individual Differences, and Learning and Individual Differences. I due esperti hanno riesaminato circa 100 rapporti sul quoziente intellettivo e screditato il lavoro di Lynn, sostenendo che ha usato dati selezionati ignorando sistematicamente africani con QI elevato; inoltre i valori di QI per gli africani e per gli occidentali sono stati ottenuti con studi eseguiti con metodi di misura differenti e quindi tra loro non comparabili. Infine il gruppo di Wicherts ha stimato che il QI medio africano intorno agli anni '50 era del tutto simile a quello degli olandesi e che quello degli occidentali è cresciuto molto nel XX secolo ma che ora anche quello dei nativi dell'Africa sta avendo un trend di crescita simile, che continuerà tanto più quanto maggiori saranno i miglioramenti delle condizioni di vita nel continente.

Lo studio sul sud Italia viene invece duramente contestato, tra gli altri, dal professor Roberto Cubelli, presidente dell'Associazione italiana di psicologia (AIP). Secondo Cubelli, lo studio di Lynn ha "gravi limiti teorici, metodologici e psicometrici (inadeguatezza degli strumenti di misura, arbitrarietà della procedura di analisi, mancata definizione di intelligenza), attualmente in discussione presso la comunità scientifica".

Inoltre il presidente dell'Aip ritiene "deontologicamente sbagliato interpretare i risultati di un'analisi correlazionale di fenomeni complessi, quali quelli relativi al rendimento scolastico nelle diverse aree geografiche, facendo riferimento a modelli teorici che si sono già rivelati falsi e ingiustificati". Secondo Cubelli, infatti, "non si possono ignorare i fattori storici, politici, sociali ed economici e attribuire ogni effetto causale a presunte differenze biologiche e genetiche". Il professore, inoltre, mette in guardia dalla divulgazione di studi che, a causa dei suddetti limiti ed errori, "possono legittimare comportamenti individuali e scelte politiche di impronta razzista e di discriminazione sociale".

Ma non è solo la comunità scientifica a insorgere, anche i politici nostrani non esitano a bollare lo studio di Lynn come "un'autentica cavolata, per non dire di peggio", per usare le parole del deputato del Pdl e napoletano doc Amedeo Laboccetta. "Chi ha redatto lo studio - continua Laboccetta - è un povero ignorante, animato certamente da pregiudizi e da una pesante dose di razzismo. Dovrebbe vergognarsi di simili affermazioni, ma sono pronto a offrire a questo signore un soggiorno gratuito nelle regioni meridionali per rendersi conto di persona di quello che dice".

lunedì 13 luglio 2009

L'Oms: «La pandemia della nuova influenza non si può più fermare»

ROMA - La pandemia di nuova influenza «non si può fermare». «A questo punto occorre adattare la strategia di contrasto alle situazioni nazionali, tenendo presente comunque la necessità di immunizzare gli operatori sanitari per garantire l'assistenza alla popolazione nel corso della prossima stagione influenzale, in autunno». A illustrare le indicazioni emerse dal recente incontro del Comitato di specialisti sull'influenza dell'Organizzazione mondiale della sanità, la settimana scorsa, è Marie-Paule Kieny, direttore Initiative for Vaccine Research dell'Oms, nel corso di una teleconferenza da Ginevra.

VACCINO IN AUTUNNO - Dalle parole della Kieny è emerso che, comunque, gli esperti stanno raccogliendo dati sul comportamento del patogeno responsabile della nuova influenza nei pazienti di varie classi di età. «Informazioni che già in settembre, alla vigilia della stagione influenzale, saranno disponibili e ci permetteranno di produrre raccomandazioni specifiche», spiega la responsabile Oms.» «Tutti i produttori stanno lavorando per garantire la disponibilità del vaccino anti-pandemia, che sarà disponibile tra settembre e ottobre» ha precisato Kieny.

TRE SOMMINISTRAZIONI - L'approccio dovrebbe essere in tre somministrazioni per garantire un effetto scudo contro l'influenza stagionale e il virus H1N1. Nessun timore sui tempi. «Non sarà tardi per vaccinarsi», dice la Kieny. «Abbiamo diverse strategie e stiamo discutendo con Governi e produttori, anche per cercare di assicurare un'equità nella disponibilità del vaccino pandemico».

GRUPPI A RISCHIO - Al momento gli operatori sanitari sono il «gruppo prioritario dal punto di vista della vaccinazione protettiva contro il virus H1N1». Ma ci sono altri gruppi che sono sotto stretto monitoraggio. «Pare che le persone obese rischino di più, anche se non si sa - precisa l'esperta - se questa apparente vulnerabilità sia dovuta all'eccesso di peso o ad altre condizioni collegate all'obesità stessa». «Questo comunque - dice la Kieny - è uno dei gruppi per cui si sta pensando all'immunizzazione con il vaccino pandemico. Un altra categoria nel mirino degli specialisti è quella dei bambini piccoli, anche se non c'è un vaccino specifico per proteggere questa fascia di popolazione dalla nuova influenza»


Da Corriere.it


mercoledì 25 febbraio 2009

Intervista "datata", ma mai come oggi attuale..

In una recente intervista, Carlo Rubbia ( premio Nobel per la fisica ) ha dichiarato:

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

" Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.

“ Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali."

" Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

“C'è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

"I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”. (30 marzo 2008)

giovedì 5 febbraio 2009

I medici possono denunciare i clandestini

Il Senato approva l'emendamento della Lega. Il Pd aveva chiesto il voto segreto: «Violazione della Costituzione»


ROMA - I medici potranno denunciare gli stranieri irregolari. Il Senato ha approvato l'emendamento presentato dalla Lega, primo firmatario il capogruppo Federico Bricolo, che cancella la norma secondo cui il medico non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. Duro attacco dell'opposizione, che aveva chiesto il voto segreto perché l'emendamento, secondo Giovanni Procacci (Pd), «è in palese violazione della Costituzione». Il presidente del Senato Schifani ha respinto la richiesta e si è proceduto con il voto elettronico: i sì sono stati 156, 132 i no, un astenuto.

«MEDICI RIDOTTI A DELATORI» - Prima del voto l'opposizione si era appellata al buonsenso per non introdurre una norma che «riduce il medico a fare il delatore», costringendo i clandestini a «non farsi curare per paura». Il senatore Daniele Bosone ha detto che questa norma «straccia il codice deontologico dei medici» e si corre «il concreto rischio di incentivare una medicina parallela che gli illegali utilizzeranno per non trovarsi a essere denunciati se vanno in ospedale o da un medico». Il rischio, aggiunge Bosone, è che «clandestini con malattie che portano dal loro paese non si facciano curare» con conseguenze per la stessa sanità pubblica. Secondo Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, è stato «valicato il passo che distingue il rigore della legge dalla persecuzione». Duro anche il presidente dei senatori dell'Udc Gianpiero D'Alia: «Con il voto di mercoledì il Parlamento ha voluto dire che un governo non deve essere né cattivo, come dice Maroni, né buono, ma semplicemente giusto. Questo è lo stato di diritto, oggi siamo alla barbarie».

SCHIFANI - A difendere l'emendamento è stato il presidente del Senato Renato Schifani rispondendo proprio alle critiche dell'opposizione e motivando così il no alla richiesta di voto segreto: se la norma «violasse o impedisse la possibilità di accedere al servizio sanitario nazionale - ha spiegato -, allora sarebbe un mancato rispetto della persona umana, ma questa norma non impedisce allo straniero di presentarsi presso le strutture del sistema sanitario nazionale».


Non fa una piega, vero? O forse sì...

domenica 14 dicembre 2008

Via libera alla pillola abortiva - «Il governo non può fermarla»


Il sottosegretario Roccella: ormai l'agenzia ha detto sì

Via libera alla pillola abortiva
«Il governo non può fermarla»

Autorizzazione dell'Aifa: la Ru486 sarà somministrata in ospedale. Da stabilire il prezzo e le modalità prescrizione

ROMA — È questione di poco tempo l'introduzione in Italia della Ru486, la pillola abortiva. Questa settimana il Consiglio di amministrazione del-l'Aifa, l'Agenzia del farmaco, potrebbe dare il via libera definitivo alla pasticca che ha consentito a milioni di donne in tutto il mondo di interrompere la gravidanza senza entrare in sala operatoria. E il governo non può fare niente, ammette Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare. Questo perché la pillola di fatto aveva già ricevuto il passaporto lo scorso febbraio, autorizzata per procedura di mutuo riconoscimento dal comitato tecnico scientifico dell'Aifa durante il governo di Romano Prodi. Il comitato allora presieduto dall'ex capo dell'Agenzia, Nello Martini, aveva espresso parere favorevole giudicando positivo il rapporto costi-benefici purché il suo impiego fosse coerente con la 194 e fosse previsto solo in ambito ospedaliero. Il meccanismo si è messo in moto e il prodotto è all'ordine del giorno della riunione di fine d'anno del Cda dell'Aifa: «Arrivati a questo punto, non ci sono motivi per dire di no», dicono le persone bene informate sui lavori dell'organismo da cui dipende il prontuario terapeutico del nostro Paese. «Noi non possiamo fare più niente per bloccare un farmaco che a nostro parere espone a molti rischi. Ma è una truffa dire alle donne che è sicuro e che rende l'aborto facile», contesta Eugenia Roccella, impegnata a denunciare con Assuntina Morresi (ora sua collaboratrice al ministero) i pericoli della Ru486. «Poi questo farmaco ha ancora molti lati oscuri. Ha provocato almeno 16 morti», sottolinea.

«E verrà somministrata in ospedale solo in teoria. Nella pratica le donne firmeranno il registro delle dimissioni e torneranno a casa, senza neppure una notte di ricovero, come è avvenuto nel 90% delle volte nel corso della sperimentazione a Torino. E questo è un rischio», aggiunge il sottosegretario. Dunque l'arrivo in commercio della famigerata pillola a base di una sostanza, il mifepristone, che «blocca il nutrimento » dell'embrione, è ormai una questione di settimane. La ditta francese che la produce, l'Exelgyn, ha già trovato l'azienda cui appoggiarsi in Italia per distribuirla. Restano da stabilire solo il prezzo e le modalità di prescrizione. La Ru486 potrà essere data solo in ospedale e con obbligo di almeno un giorno di ricovero. Non sarà un farmaco da portare a casa, lontane dal controllo medico. L'unica motivazione che l'Aifa potrebbe avanzare per rimandare il via libera e rinviare le inevitabili polemiche da parte del mondo cattolico (soltanto l'altro giorno il Papa ha rinnovato la sua condanna) sarebbe di carattere economico. Ma sarebbe un arrampicarsi sugli specchi. Eugenia Roccella però vuole continuare la sua battaglia: «Le donne devono sapere che l'aborto chimico non è una passeggiata».

Ma qualcuno ha

mai sostenuto il contrario, cara Eugenia??

martedì 21 ottobre 2008

Diario di laboratorio # day 16 #

21/10/2008

E' con immenso dispiacere che vi annuncio di aver buttato il seme Jack bean. Era un seme sfortunato, che non voleva nascere, ma preferiva morire, marcendo e impestando il mio balcone... Lo ricordiamo tutti con affetto...

giovedì 16 ottobre 2008

Diario di laboratorio # day 11 #

16/10/2008

Ho aggiunto un collaboratore alla mia squadra, un'esperta botanica ed agronoma. Mia madre.
Che subito mi ha fatto notare come quel bellissimo germoglio che stava spuntando da jack bean, in realtà non sia affatto un germoglio: è la radice.
Che qualcuno del gruppo precedente non sappia distinguere la testa dal culo di un seme?
Ho subito proceduto al reimpianto del seme dal lato corretto...


'gnurant!

martedì 14 ottobre 2008

Diario di laboratorio # day 9 #

14/10/2008

Ultime annotazioni: i capelli della patata crescono velocemente, ancora però sono molto radi... Le monete che dovrebbero germogliare stanno ossidando sotto la superficie del terreno... Jack Bean sta germogliando, ma puzza in modo assurdo!!! Meno male che sta fuori, però che schifo...

ps: non posso fare foto, non ho le pile per la macchina...


lunedì 13 ottobre 2008

Diario di laboratorio # day 8 #

13/10/2008

Finalmente una ricerca che pareva infruttuosa, destinata sicuramente al fallimento, dà i suoi primi frutti: pochi ma verdissimi capelli stanno crescendo sulla testa di Mr.Potato!



giovedì 9 ottobre 2008

Diario di laboratorio # day 4 #

09/10/2008

Noto un cambiamento radicale nel terreno di coltura dei soggetti... Si sta lentamente ma inesorabilmente alzando... Qualcosa di terribile sta accadendo sotto i miei occhi?


martedì 7 ottobre 2008

Diario di laboratorio # day 2 #

07/10/2008

tutto procede secondo il piano di ricerca. Ancora nessun cambiamento nei soggetti.


lunedì 6 ottobre 2008

Diario di laboratorio # day 1 #

06/10/2008

Prendo in carico il progetto.

Per oggi ho programmato una giornata di osservazione, preparazione del laboratorio, studio dei cicli solari (mantenimento dell'insolazione) e periodica revisione dell'umidità tramite spruzzino. Segnalo ufficialmente al CRA che il laboratorio manca di igrometro, quindi le registrazioni sull'umidità dei soggetti sarà puramente soggettiva (ad cazzum).

Non si nota nessun cambiamento visibile nei soggetti.

Allego documentazione fotografica.





















martedì 9 settembre 2008

LHC

Che reazione avrebbe il mondo di fronte ad un eventuale catastrofico fallimento dell'LHC del CERN? Ecco una possibile risposta (fate click sull'immagine per ingrandirla):


giovedì 17 luglio 2008

Aborto,medico nega antidolorifici


Milano, lui obiettore: scoppia polemica

All'ospedale Niguarda di Milano un medico obiettore di coscienza ha rifiutato il proprio aiuto ad una donna sottoposta ad aborto terapeutico. La signora, un'ucraina di 30 anni, era in preda a forti dolori dopo l'intervento ma l'anestesista, una volta saputo che era appena stato fatto un aborto, ha rifiutato il proprio intervento. Per sedare i dolori della donna è intervenuto il primario di ostetricia.

"Il medico avrebbe dovuto intervenire", dice al quotidiano Repubblica il primario Maurizio Bini. E' stato lui a intervenire quando ha saputo del caos scatenatosi dopo la decisione dell'anestesista. Il marito della donna, un italiano, era inferocito per il trattamento ricevuto e aveva iniziato a minacciare di portare via la propria compagna. Il dottor Bini è intervenuto somministrando una forte dose di morfina alla signora: "Non è compito mio fare quella iniezione ma i medici abortisti nel mio reparto sono così pochi - dice il primario - che spesso mi capita di rimboccarmi le maniche e fare da solo". Scuse fatte alla signora e al marito ma la polemica nell'ospedale non sembra essere finita. Secondo la Cgil, che per prima ha raccolto la denuncia del marito della donna, si è trattato di "omissione di assistenza" e ha sollecitato la direzione sanitaria ad aprire un'inchiesta. Il primario di ostetricia ha invece posto la questione al comitato etico del nosocomio. "Io sono dell'idea - dice Bini - che un medico non può rifiutare un antidolorifico ad una donna sottoposta ad aborto terapeutico alla 21.ma settimana".


Da Tgcom.mediaset.it

martedì 1 luglio 2008

Il chilo perfetto

Il chilo è l’ultima unità di misura che ha come suo più accurato rappresentante un oggetto fisico. Il metro, che fino al 1960 trovava il suo archetipo in una barra di platino iridio, è stato successivamente sostituito prima da una lunghezza d’onda e poi dalla distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un 1/299 792 458 di secondo. E la sostituzione della nobile lega di metallo è avvenuta perché, nonostante sia tra i materiali più stabili, anche il platino iridio è suscettibile di leggere modificazioni. Il che per un archetipo non è proprio auspicabile. Così, da tempo, gli scienziati stanno cercando un sostituto al chilogrammo un modello che sia più attendibile di quello conservato a Sevres, a sudovest di Parigi.

Ora grazie agli sforzi congiunti di Europa, Australia e Russia i metrologi pensano di essere vicini a trovare un sostituto più affidabile del cilindro conservato vicino a Parigi. Si tratta di una sfera realizzata in silicio, o meglio con un suo isotopo, il silicio 28. Il presupposto di questo nuovo tentativo di trovare un esempio fisico migliore del precedente è basato sul progetto Avogadro, ovvero sulla convinzione che sia possibile creare il chilo perfetto contando il numero esatto di atomi di silicio. Il materiale prima di essere pronto per diventare paradigma è stato purificato nelle centrifughe che raffinavano l’uranio per le armi atomiche sovietiche. Dalla Russia l’isotopo purificato è stato trasferito in Germania dove, dopo essere stato sottoposto a procedimento di coltivazione e «invecchiamento», viene trasformato in un blocco di cristallo (cosa non proprio elementare e infatti ci sono stati sei tentativi falliti prima di riuscire a originare due blocchi di cristallo pesanti circa 5 chili l’uno). Il blocco di cristallo è stato poi spedito in Australia dove nei laboratori del Centro australiano per l’ottica di precisione è stato accuratamente levigato fino a giungere a un chilogrammo di peso, o meglio fino a raggiungere il perfetto numero di atomi di silicio 28.

Il risultato è una sfera di poco meno di 10 centimetri di diametro, praticamente perfetta: la sua superficie è infatti la meglio levigata, con imperfezioni tollerate solo al di sotto dei 0,3 nanometri. Nonostante tanta cura, però, anche la sfera ottenuta dovrà passare dei controlli prima di poter assurgere allo status di chilo di riferimento. Saranno ora dei gruppi di ricerca italiani, belgi, giapponesi e statunitensi a sottoporre ad attentissimo scrutinio le dimensioni dell’oggetto. Per farlo verranno utilizzati interferometri che ne misurino le dimensioni da 60 mila punti di osservazione diversi.


Tratto da: Corriere.it

mercoledì 25 giugno 2008

Coca e Mentos

Anche se il tormentone non ha oggi le dimensioni di qualche mese fa, è ancora forte in rete la presenza di video in cui vediamo Mentos che, buttate in una bottiglia di Coca-Cola, danno vita ad un enorme fontana. Nei primi momenti si gridava al “Fake“, in quanto si pensava che una cosa del genere fosse quantomeno impossibile, ed invece di Fake non si tratta, ed ora per dimostrarlo è scesa in campo anche la scienza.
Un fisico presso la Appalachian State University di Boone, Tonya Coffey, ha svolto negli ultimi tempi alcune ricerche per scoprire quale fosse la dinamica che si celava dietro alle fontane di Coca e Mentos, ed è riuscita a pervenire a risultati interessanti: le fontane possono essere ottenute non solo con le mentos, ma è con queste caramelle che i risultati sono più evidenti a causa della ruvidità della sua superficie e del suo peso (che determina la velocità di caduta sul fondo).
Oltre alle Mentos sono stati testati altri prodotti e la Coca Cola light è stata sostituita con altre bevande (ad esempio coca di altre marche o acqua tonica). Ogni esperimento e ogni “getto” è stato registrato, quantificato e confrontato con gli altri, ma nessuno è riuscito a battere l’accoppiata Mentos + Coke Diet.
La superficie ruvida delle Mentos interferisce, durante la caduta della caramella, con l’attrazione polare tra le molecole d’acqua e in questo modo facilita e accellera la formazione di bollicine. Come ha spiegato Paolo Attivissimo in un suo interessante articolo sull’argomento: “In sostanza, più è ruvida la superficie, più aumenta il rapporto fra volume e superficie e quindi le bollicine hanno più posto per formarsi.”
Perchè Coca Cola light e non Coca Cola e basta? Sempre dallo stesso articolo apprendo che la tensione superficiale dell’acqua contenente aspartame (Coca Cola Light) è più bassa di quella dell’acqua zuccherata. Inoltre il tensioattivo contenuto nelle caramelle ruvide contribuisce ad abbassare ulteriormente la tensione superficiale ed in questo modo la creazione delle fontane alte 7 metri è di gran lunga semplificata. Di certo, per l’azienda che produce le Mentos questa faccenda è stata un bell’affare!

Via Geekissimo.com

sabato 3 maggio 2008

Science Tattoo Emporium

Quando la passione per la scienza ti entra dentro... passa per la pelle...
Trovata questa carrellata si tattoo ad argomento
scientifico non ho potuto fare a meno di segnalarvelo.
Qui l'intera collezione: Science Tattoo Emporium (by Spicocafè)
Di seguito qualche esempio. Ricordandovi un altro post simile, Tatuaggi Anatomici.


Crashing Waves (volgarmente tettonica a placche)

Think Periodically


Elettrocardiogramma
The first is an ECG, single lead, called a rhythm strip, which shows a common and generally benign arrhythmia called second degree heart block, Mobitz Type I, also called Wenckebach. The interval between the P wave (atrial contraction) and the QRS (ventricular contraction) progressively increases till a QRS is dropped. The second is a three-lead ECG showing an acute inferior myocardial infarction, aka a heart attack.


Evoluzione



Motoneurone


Serotonina

venerdì 21 marzo 2008

Il boomerang funziona anche nello spazio

Esperimento di uno scienziato giapponese sulla stazione spaziale: ritorna indietro anche in assenza di gravità.

Gli aborigeni australiani la sapevano lunga. Un astronauta giapponese, che si trova attualmente a bordo della stazione spaziale internazionale Iss in orbita, ha dimostrato infatti che un boomerang torna indietro anche se lanciato nello spazio, proprio come accade sulla Terra.
L'ESPERIMENTO - L'astronauta Takao Doi ha lanciato un boomerang, anche se non proprio di tipo tradizionale e questo è tornato indietro, ha reso noto oggi un portavoce dell'Agenzia di esplorazione spaziale giapponese (Jaxa). «Sono rimasto molto sorpreso di constatare che vola allo stesso modo che nell'ambiente terrestre», ha dichiarato l'astronauta alla sua partner dopo aver condotto l'esperimento consigliatogli dal campione del mondo della disciplina, il giapponese, Yasuhiro Togai, stando a quanto riportato dal quotidiano Mainichi Shimbun. Altri dettagli non sono stati forniti per il momento all'agenzia Jaxa, ma un video dell'esperimento verrà presto diffuso.


Tratto da: Corriere della Sera.it